Mauro Maza (it) – Performa
Mauro Domenico Maza

Non credo alle soluzioni preconfezionate.

Ogni atleta è un universo unico, e ogni blocco, visibile o invisibile, richiede una lettura singolare.

Il mio lavoro nasce da una convinzione: la performance non si costruisce in un solo ambito, ma nell’arte di collegare il visibile del corpo, l’invisibile della biologia, la forza della mente e la memoria del sistema nervoso.

Dall’inizio non mi sono mai accontentato di risposte parziali. Ogni disciplina che esploravo mi portava delle chiavi… ma anche i suoi limiti. Così ho continuato ad avanzare, ancora e ancora, cercando di collegare ciò che altri tenevano separato.

Ho iniziato cercando di capire come funziona la “macchina” del corpo, nelle sue strutture e nella sua vitalità, per restituirgli la piena capacità. Ma molto presto ho capito che non si può semplicemente chiedere a un corpo di funzionare: bisogna prima metterlo nelle condizioni di farlo. È così che mi sono rivolto alla biologia e ai terreni invisibili, per decodificare ciò che, in profondità, frena la rigenerazione: infiammazione silenziosa, squilibri metabolici, deficit cellulari.

Avanzando, ho scoperto che questi terreni biologici sono essi stessi influenzati da un attore ancora più sottile: il microbiota, vero direttore d’orchestra nascosto, capace di impattare tanto la fisiologia quanto le emozioni. E l’inverso è altrettanto vero: i nostri stati emotivi modellano a loro volta la nostra biologia.

Ho quindi compreso che un atleta è tanto un corpo biologico quanto un essere emotivo, e che queste due dimensioni dialogano costantemente.

Questa constatazione mi ha naturalmente portato a esplorare la mente, le sue influenze dirette sulla fisiologia, e il modo in cui i nostri pensieri, le nostre pressioni e le nostre paure possono modificare il funzionamento stesso del corpo. Poi si è imposta una domanda: come insegnare all’atleta a padroneggiare questo legame, invece di subirlo? È così che mi sono immerso nella lettura del sistema nervoso e dei processi inconsci, per capire come le nostre memorie profonde condizionano le nostre reazioni, le nostre lesioni e le nostre performance… e soprattutto, come trasformarle in leve di progresso.

Questo cammino non si è costruito solo sui libri: ho lavorato in Italia, Svizzera, Francia, poi in Canada, dove ho avuto la fortuna di crescere nel più grande centro di ricerca e formazione in terapie corporee del Nord America, in contatto diretto con atleti della NHL. Successivamente, per otto anni in Lussemburgo, ho combinato pratica clinica, ricerca applicata e accompagnamento di atleti dell’UEFA e della Moto2.

Oggi, il mio approccio è il frutto di questo lungo percorso. È nato da un’unica ossessione: non lasciare mai un angolo cieco. Il mio ruolo è offrire agli atleti una visione globale ed esigente, dove ogni dettaglio, visibile o invisibile, può diventare una leva di performance.

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